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Comunitatea Românească în Italia

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giovedì 31 dicembre 2015

La mulţ‏i ani! / Buon Anno Nuovo!


Cele mai bune urări de bine pentru un an nou fantastic, aşa cum îl doriţi!‏


I nostri migliori auguri per un fantastico anno nuovo, così come lo desiderate!


La Comunità romena in Italia www.romeninitalia.com

La sarta romena che ora dà lavoro alle italiane


Una storia di integrazione

"Il segreto è crederci, e poi io ho Marius..."

Lari Balahura, 40 anni, madre di due bambini e sposata con un romeno di Ploesti, come lei, è arrivata a Termoli un anno e mezzo fa e ha aperto una sartoria di riparazioni e confezione che oggi è gettonatissima. Il lavoro è cresciuto al punto che lei sta per assumere due signore termolesi "perchè non riesco a stare dietro a tutto e mi serve un aiuto". In Romania guadagnava 150 euro al mese, in Italia ha fatto la bracciante nei campi per 12 euro al giorno. "Ma qua a Termoli ho incontrato le persone che mi hanno aiutato a realizzare la prima parte del mio sogno". Come riesce a conciliare un lavoro che l’assorbe tutti i giorni dal mattino alla sera, due bambini, la casa e le gite domenicali alla scoperta dei borghi? "Amare e saper fare quello che si fa, il segreto è semplice. Ma io sono fortunata... se non avessi Marius con me non ce la potrei fare".

Termoli. La sartoria di piccole e grandi riparazioni in via De Gasperi a Termoli è un via-vai di gente che entra e esce, di saluti e sorrisi, buste consegnate e ritirate, cappotti e stoffe colorate che occupano i manichini e ogni sedia disponibile, ogni centimetro di spazio libero fra le macchine da cucire e da ricamo e l’asse del ferro da stiro che sfrigola di vapore. Dal mattino alla sera, dal lunedì al sabato: Lari, la padrona di questo piccolo regno, sembra avere le energie di una wonder woman senza mantello, e lavora quasi senza soluzione di continuità riuscendo miracolosamente a trovare il tempo anche per portare i bambini a scuola, andarli a riprendere, cucinare, seguire il più grande nei compiti e accudire il più piccolino, che ha soltanto 7 mesi. E dormire qualche ora per notte («non l’ho fatto per un anno intero, non avevo il tempo!»), e poi telefonare in Romania per accertarsi che la sua famiglia sta bene, e poi ancora, quando proprio il tempo le avanza, organizzare gite domenicali alla scoperta di piccoli borghi, una passione che – come quasi tutto – condivide con il marito Marius.

Una faticaccia? Una corsa forsennata col fiato corto dell’orologio sul collo? Lari guarda Marius, che le schiocca un bacio da innamorato prima di tornare al lavoro alla fine di una ridottissima pausa pranzo, e sorride con una dolcezza spiazzante: «Un nostro carissimo amico che purtroppo è morto di cancro poco tempo fa diceva sempre che noi siamo più di una coppia, che siamo una squadra vincente. Lo ammetto: senza Marius non saprei come fare, forse non ce la farei». E’ reciproco: Marius Alin Damian, 38 anni e occhi azzurri, dice la stessa cosa di Lari Balahura, 40 anni e occhi verdi.

Romeni di Ploesti, piccolo centro a 100 chilometri da Bucarest, sono arrivati in Italia dieci anni fa come migliaia di connazionali che per disperazione o gravissime difficoltà economiche hanno lasciato la Romania confidando in una chance nel Paese che all’epoca sembrava ancora benestante e ricco di possibilità e che oggi vive una crisi profonda che sta insegnando alla gente abituata a spendere 400 euro per un nuovo capospalla a ogni nuova stagione che i cappotti, come quasi tutte le cose, possono essere aggiustati. Accorciati, allargati, ristretti, modificati sul collo e nel giro manica.
Lei, la ragazza arrivata da lontano e finita a Termoli per caso, sa fare tutto con una manualità invidiabile, una pazienza pressoché illimitata e uno spirito di sacrificio che i più se lo sognano. «Quando ha aperto la sartoria – racconta il marito con lampi di ammirazione nello sguardo – aveva il pancione. E molti entravano e restavano increduli: “ma come signora, lei è incinta?” Beh, mia moglie non era mica malata! Ha lavorato qua fino all’ultimo giorno prima del parto. Sabato pomeriggio era alla macchina da cucire, la mattina della domenica in ospedale per far nascere Alessandro».

Il risultato di tanta tenacia è questo laboratorio di cucito dove Lari Balahura soddisfa qualsiasi tipo di richiesta senza mai alzare le mani: orli, cerniere, sostituzione di colli e polsini, riparazioni, modifiche dei modelli, e dove crea anche ex novo abiti, borse porta-pannolini, album fotografici di stoffa. Capace perfino di rivestire le poltrone, e come conseguenza con un carico di lavoro che definire “importante” è eufemistico. Sommersa, letteralmente, da giacche, gonne e giacconi da sistemare, «perché ora si tende a risparmiare un po’ di più e si rinuncia ad acquistare un cappotto nuovo se quello vecchio è ancora in buone condizioni e può essere sistemato».

Nella sartoria arrivano persone di tutte le età, ragazze per un vestitino da accorciare, signore che hanno bisogno di ricavare una taglia in più sul tailleur buono, uomini bisognosi di pieghe ai pantaloni, mamme con i vestiti dismessi dei figli maggiori da adattare ai più piccoli. «Da noi in Romania – racconta Lari, che non perde di vista il lavoro nemmeno per dieci secondi – si compravano pochissime cose che dovevano durare il più a lungo possibile. Qua è un bel po’ diverso». Fino al 2005 Lari lavorava in una sartoria industriale romena, dove è rimasta 7 anni. «Facevo il controllo di qualità e guadagnavo 150 euro al mese». Uno stipendio medio per la Romania, ma bassissimo se paragonato al costo della vita a Bucarest e dintorni, dove Marius spiega che «il cibo, gli alimenti, costano praticamente come qua. Solo sui servizi il prezzo è più basso. Ma stipendi simili sono impossibili da conciliare con una vita dignitosa». Se ci si aggiungono gli imprevisti e – come in questo caso – una inattesa difficoltà finanziaria, il passo dal restare all’andar via è un attimo.

«Siamo partiti dieci anni fa per l’Italia – racconta Lari – convinti di restare fuori un anno o due e guadagnare qualcosa per poter rientrare a casa in condizioni migliori. E invece siamo ancora qua: ormai la nostra vita è a Termoli».
Una città che le piace, che definisce «tranquilla e senza stress», dove la gente, dice ancora, «è generalmente buona e si interessa a te, a quello che fai, a come stai». Sarà anche per questo che quel sorriso non riesce a cancellarselo dal volto nemmeno davanti alle vere difficoltà, che pure hanno segnato l’esordio italiano di questa coppia affiatatissima e piena di iniziativa.

«Siamo rimasti sette anni a Serrapariola, dove c’era un amico di mio marito che lavorava nei campi. Abbiamo lavorato in campagna anche noi, come braccianti, per un po’ di tempo». Un’esperienza da dimenticare: «era febbraio, si raccoglievano le carote. Ci siamo fatti due conti, un giorno, e abbiamo riflettuto sul fatto che lavoravamo tutto il giorno per 12 euro e 50. Bisognava pagare due euro e 50 a chi ti procurava il lavoro e altri due euro e 50 a chi ti accompagnava al campo…». Si chiama caporalato, per Lari è «una tangente, non dite così in Italia?». Ma loro due non si lasciati abbattere, hanno cercato altro. Marius in una ditta edile, dove si è specializzato, e lei in una camiceria di Serracapriola. «Poi la camiceria, che lavorava per il gruppo della Ittierre, ha chiuso perché l’azienda ha fallito, e io ho cominciato a fare lavoretti di sartoria in casa, ho scoperto che c’era richiesta. Intanto era nato il nostro primo bambino, io restando a casa lo crescevo».

Fino a quando Marius non si è dovuto spostare, per lavoro, a Campomarino.

Camera di Commercio CB Lari lo ha seguito e nel 2013 sono sbarcati entrambi a Termoli. Tutti e due hanno perfezionato l’italiano, che ora parlano benissimo («Se non sai la lingua sei spacciato, non ti capiscono e non capisci tu: puoi fare ben poco») e nel frattempo questa giovane donna dalla mille risorse e con una passione smisurata per la confezione ha deciso di avviare una piccola attività proprio qua, nella città dove nel frattempo chiudevano fabbriche e si abbassavano le saracinesche dei negozi.
«Era il mio sogno avere un laboratorio mio, e abbiamo deciso di lanciarci in questa scommessa. Forse anche perché abbiamo incontrato le persone giuste che ci hanno dato gli strumenti per poterlo realizzare». A convincerla è stata la possibilità di finanziamento di Sviluppo Italia, a scoraggiarla la burocrazia esasperante e lunghissima. «Ma non mi sono lasciata abbattere, nemmeno dalle tante persone che mi dicevano ma che lo fai a fare? Ma chi te lo fa fare?. Beh, ora è passato un anno e mezzo e sono contenta».

Non solo: si fa aiutare da una signora del quartiere, è lei, la romena, che da lavoro a una italiana. Ride, spiega con grazia che «io lavoro tanto ma c’è più lavoro di quello che posso fare e per me i soldi non sono così importanti. Quindi non solo ora voglio prendere una signora fissa, ma sto pensando addirittura di farmi aiutare da due persone in pianta stabile».

La sartoria è stata aperta nel novembre del 2014, che Lari era incinta del secondo bambino di tre mesi. «Lo avevamo tanto voluto e non era arrivato. Ho scoperto di essere incinta quando le pratiche erano concluse e il posto già affittato, il finanziamento chiesto. Insomma, abbiamo deciso di non rinunciare a niente: né al bambino né alla sartoria».

Si chiama "fede", e non è necessariamente un valore religioso. Lari non ha la madre o la suocera che le dà una mano, ma «ho Marius che mi aiuta a fare tutto e mi tira su quando mi trovo in difficoltà». Il 2015, l’anno «più difficile in assoluto della nostra vita», lo hanno attraversato così, uscendone indenni e «pure più forti di prima!».
Per il 2016 Lari e Marius, che vivono in affitto con i loro bambini, uno a scuola media e l’altro all’asilo, hanno in progetto di continuare a lavorare, fare quello che possono fare, e non smettere di coltivare il sogno. «Io penso che avere dei progetti sia importante, anche perché se no cosa dai ai figli? Li cresci senza fiducia e senza speranza. E penso che presto sarà possibile avere un laboratorio più grande e magari una sartoria vera, non solo riparazioni, dove realizzare i modelli da capo. Per stare bene non serve molto».

Il suo segreto? «Ah, boh… io non ho segreti» scherza. Ma ammette che «ognuno deve fare quello che sa fare e quello che ama fare. Sembra stupido da dire, ma è vero. A me piace moltissimo questo lavoro, è quello che voglio fare e quello che mi riesce meglio». A dirla tutta, vedendola perfettamente a suo agio che non perde un grammo di calma e di pazienza nella frenesia delle giornate scandite da mille impegni, viene il sospetto che sono parecchie, le cose che le riescono meglio. Wonder woman ha cambiato look per capodanno: porta i jeans, ha una coda di cavallo e un maglioncino rosa. (mv)
(Pubblicato il 30/12/2015)

Fonte: Primo Piano

Un ricordo nel Giardino dei Giusti di Milano per la Regina Elena di Romania

Milano ospita una grande comunità romena. Questa realtà è presente ad ogni livello sociale e professionale e contribuisce alla crescita della nostra città. I legami tra la terra di Romania e la Città di Milano affondano le loro origini nel passato ed in una storia comune che ha unito lombardi e romeni. Il Capoluogo lombardo, inoltre, ospita anche un’importante “Giardino dei Giusti” nel quale vengono onorate la memoria di coloro che hanno dato il loro aiuto nel salvare delle persone perseguitate a causa di guerre, odio religioso o etnico.

Questa necessaria premessa ci spinge a chiedere all’associazione “Gariwo -L’Associazione per il Giardino dei Giusti ” di prendere in considerazione la possibilità che nel “giardino dei Giusti di Milano possa essere ricordata la figura della Regina Elena di Romania, madre del Re Michele I , che , è bene ricordarlo si aperò per la salvezza di migliaia di ebrei in particolar modo assieme al sindaco di Cernăuți (oggi Chernivtsi in Ucraina) contro la deportazione della locale comunità ebraica e protesse anche coloro che erano stati deportati dal regime nella Trasnistria.

Un gesto per rendere grazie a questa grande figura della storia di Romania e permettere anche alla grande comunità romena di Milano e Lombardia di avere una propria connazionale ricordata nel luogo simbolo della memoria .

Dott Marco Baratto

Gruppo FB "Fratellanza Italo Romena"

mercoledì 30 dicembre 2015

Bambini non vedenti di Bacau vivono per la prima volta la magia del Natale al Cinema‏

Questa è la storia di un gruppo di bambini non vedenti di Bacau, in Romania, che per la prima volta in vita loro hanno potuto vivere l’atmosfera natalizia attraverso la magia del cinema. Mircea, un programmatore informatico della zona, anche egli non vedente, ha sviluppato il software Blind Cinema che supporta la visione di film attraverso il racconto parlato. I bambini hanno inoltre ricevuto in dono dei computer dotati di un programma speciale per non vedenti.

Tutto questo è stato possibile grazie all’iniziativa benefica Chain of Betters, promossa da Western Union, che ha l’obiettivo di produrre cambiamenti duraturi nella vita delle persone e delle comunità attraverso il coinvolgimento diretto di chi in queste comunità vive e opera. Qualsiasi persona può infatti candidare un progetto sul sito www.chainofbetters.com e mettere in moto il cambiamento attraverso una donazione di 1000 dollari. Tra tutte le candidature, Chain of the Betters sceglierà 100 progetti. Le descrizioni di alcuni di questi, tra cui quello di Mircea, sono già disponibili sul sito.



Il video sul Blind Cinema, visibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=l_MWj6Er_RA ha già raggiunto1,2 milioni di visualizzazioni. Vi chiediamo di contribuire a far conoscere la possibilità di mettere in moto altri cambiamenti positivi attraverso il vostro blog e/o i vostri profili social con l’hashtag #ChainofBetters. Fino al 31 dicembre è infatti possibile candidare altri progetti. La candidatura non è legata all’acquisto dei servizi di Western Union. Unica condizione: il progetto deve essere localizzato in uno di questi Paesi: Australia, Austria, Cina, Francia, Germania, India, Giamaica, Messico, Marocco, Paesi Bassi, Nigeria, Filippine, Romania, Russia, Spagna, Svezia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti d'America.

Ufficio stampa Western Union Italia
Noesis Comunicazione: Tatiana Tassini/ Federica Ciocia
Telefono: +39 02 8310511, tatiana.tassini@noesis.net; federica.ciocia@noesis.net

Mai mulţi români din Veneţia s-au amestecat printre oamenii străzii. Gestul care i-a emoţionat pe italieni

de Diana Bahrin Publicat la: 29.12.2015

Oamenii străzii au fost hrăniţi de mai mulţi români, în cadrul unui „prânz de Crăciun”, eveniment organizat duminică de un grup de voluntari, prin intermediul Asociaţiei Romeni & Moldavi InVeneto şi Centrul Cultural Kolbe din Mestre, Veneţia.

sursa foto: Vocea Transilvaniei

„Este dificil să sărbătorim Crăciunul ştiind ca afară în frig sunt persoane fără adăpost, fără un acoperiş deasupra capului, fără familie, fără viitor. Nimeni nu-şi doreşte să devină omul străzii, însă a deveni omul străzii poate fi un capitol din viaţa fiecăruia dintre noi, o fatalitate”, a declarat Alexandru Iacob, preşedintele Asociaţiei Romeni & Moldavi InVeneto.

Luciana Postelnicu-Diaconu, s-a ocupat de organizarea evenimentului, ajutată de soţul Adrian Diaconu, de Mihaela Rusu şi de Roxana Medesi. Oamenii sărmani au fost astfel invitaţi duminică în incinta Centrului Cultural Kolbe din Mestre, Veneţia, unde au fost serviţi cu un prânz cald, cu specific românesc.

”Nu au lipsit sarmalele tradiţionale româneşti, supa de pui, friptura de pui cu cartofi la cuptor, cozonac, apă, suc şi ceai cald. Alături de români şi Asociaţia Romeni & Moldavi InVeneto, au colaborat şi reprezentanţii Asociaţiei Turcă Milad şi ai Asociaţiei Senegalezilor”, a precizat pentru Vocea Transilvaniei Roxana Medesi.

Pe lângă o masă caldă, oamenii străzii au primit şi geci groase, pantaloni, mănuşi, căciuli şi paturi.

„Atmosfera a fost una relaxantă, s-au schimbat păreri, s-au restructurat idei în ceea ce priveşte noul proiect ´a fi cetăţean´al Asociaţiei Romeni & Moldavi InVeneto şi Centrul Cultural Kolbi, care prevede implicarea oamenilor străzii într-un capitol aparte. Oamenii străzii sunt pe stradă nu doar fără casă, dar se vad si fără un rost de a fi… Implicându-i în acest proiect se încearcă crearea unei relaţii armonioase între ei şi societate”, a mai subliniat Roxana Medesi.

Sursa: Gandul.info

Natale rumeno: canti e maschere per scacciare gli spiriti malvagi

pubblicato il 23/dic/2015

La tradizione antica che impegna tutto il mese di dicembre

Roma, (askanews) - Ogni anno, da Natale a Capodanno, queste persone mascherate sfilano per decine di villaggi nel sud-est della Romania per scacciare gli spiriti malvagi. E' la tradizione dei Mochoi, che risale al periodo precristiano. Il loro nome evoca presunti antenati mistici che vegliano sugli uomini.

"I Mochoi esprimono l'idea di protezione - spiega questa donna - ma rappresentano anche l'abbondanza, perchè si ritrovano nei loro costumi campane con il suono metallico che richiama gli inizi della metallurgia e pelli di pecora".

Questa tradizione del villaggio di Luncavita è unica in Romania. Per tutto il mese di dicembre, giovani come Mihaita e Razvan si riuniscono per preparare i loro costumi. Ogni accessorio è scelto meticolosamente.

"Le scarpe sono fatte con pelle di maiale, poi abbiamo la gonna, con piccoli nastri, e infine la maschera".

Nel 2013 l'Unesco ha iscritto i rituali del Natale rumeno e moldavo nel patrimonio culturale immateriale dell'umanità.

Fonte: AskaNews

Lemon Bowl Higher 2016: Brilla l’italo-rumeno Matteo Heisu

29/12/2015
Foto Biagio Milano

Le qualificazioni del Lemon Bowl Higher 2016 sono entrate nella fase saliente, che vedrà i migliori giovani under 10, 12 e 14, nei prossimi tre giorni, contendersi i pass per il main draw (2-6 gennaio). Molti i ragazzi interessanti dal punto di vista tecnico, tante le storie di vita e di tennis da raccontare.

Alla caccia dei talenti. Non è semplice, soprattutto guardando i match dei più piccoli, capirne le reali potenzialità. “Bisogna analizzare le capacità coordinative – spiega Enzo Centola, direttore tecnico dell’Excel Sporting Club di Roma – e il fisico, perché senza queste caratteristiche nel tennis non si va da nessuna parte. Cerco anche di capire quanto e come i ragazzi seguono il match, se hanno sempre presente il punteggio, se giocano in maniera aggressiva o conservativa. In una parola: l’atteggiamento in campo. Ma da qui a diventare giocatore ce ne passa e le variabili sono infinite”.

Sangue rumeno, cuore italiano. Uno dei ragazzi che maggiormente ha impressionato nei primi turni di qualificazione è Matteo Heisu, classe 2005 del circolo capitolino Grande Slam. “Io e mio marito siamo giunti oramai 15 anni fa dalla Romania – racconta mamma Vasilica – e Matteo è nato qui a Roma. Ha iniziato per gioco, palleggiando per ore con il padre sin dall’età di 5 anni. Ha sempre praticato il tennis, anche se non ama seguirlo in televisione”. “Però Federer lo guardo, è il mio idolo – ribatte Matteo – perché tecnicamente è il più forte e viene sempre a rete. Il mio obiettivo al Lemon Bowl? Lo scorso anno ho raggiunto gli ottavi, quindi spero di migliorarmi, anche se il vero obiettivo è divertirmi”.

Lemon Bowl Multiculturale. Oltre ai 25 stranieri iscritti, il Lemon Bowl Higher 2016 vede in scena tanti ragazzi italiani di origine africana. È il caso dei fratelli Ayline e Yannick Ngantcha Lliso, di padre camerunense e madre spagnola. “Vengo dal Camerun ma mi considero ormai italiano – spiega il papà Jean Jacques – dato che sono arrivato dall’Africa ben 26 anni fa. I nostri figli sono nati a Fossombrone (Marche), ma viviamo da tempo a Perugia dove lavoro per un’azienda farmaceutica. La passione per il tennis dei miei figli? È giunta forte e all’improvviso. I ragazzi si allenano al Centro Tennis Perugia, dove si trovano benissimo”. A seguire i fratelli Ngantcha Lliso e altri 7 ragazzi del circolo è il maestro Federico Rosi, che spiega: “Sia Yannick che Ayline sono partiti benissimo e stanno esprimendo un ottimo tennis. Speriamo possano continuare a vincere e a divertirsi”. Si torna in campo alle ore 9.00 con 132 match da disputare tra New Penta 2000, sede centrale del torneo, Eschilo 2 e Polisportiva Palocco. Si concluderà domani il tabellone di qualificazione dell’under 10 femminile.

Tutte le informazioni, le foto e i commenti delle passate edizioni del torneo sono disponibili sul sito web ufficiale: www.lemonbowl.it

Fonte: Live Tennis

Tata miglior rumeno del 2015: "Grazie alla Fiorentina"

23 Dic 2015

Ciprian Tatarusanu è stato eletto come miglior giocatore rumeno del 2015. Ai media locali, ha raccontato la sua gioia: "Per prima cosa devo ringraziare lo staff della Fiorentina, mi hanno fatto fare un lavoro specifico per migliorare riflessi e velocità. In Romania mi dicono che non sono bravo nelle uscite, ma i miei allenatori mi dicono che l'uscita è la mia caratteristica migliore".

Fonte: Fiorentina.it


Leggi anche:
Tătărușanu migliore in Romania

Judo internazionale, ad Alghero Italia-Romania

la selezione romena

[Oggi] alle 16.30, la Palestra di Judo di Via Kennedy 150, ad Alghero, ospiterà l'incontro internazionale a squadre di Judo femminile Italia-Romania.

L'appuntamento sportivo è organizzato dal Comitato Regionale Fijlkam Sardegna, per salutare degnamente il 2015 agonistico.

L'incontro, patrocinato dell'Assessorato Regionale allo Sport, rientra nel protocollo d'intesa firmato ad agosto tra la Fijlkam sarda e la regione romena di Hunedoara, che prevede lo scambio sportivo e culturale di attività tra i paesi. A settembre, fu la rappresentativa sarda a partecipare a un torneo internazionale in Romania.

La Romania, guidata da capitan Mihaela Chiss, è composta da Olga Severin, Emoke Mejzaros, Andreea Bortos e Diana Hutarw, mentre la rappresentativa italiana è composta da atlete di diverse regioni tra cui Simona Pollera, Elen Merelli e le judoka sarde Erika Lucente, Ilaria Placidi e Maria Carta.

di Antonio Burruni

Fonte: L'Unione Sarda

mercoledì 23 dicembre 2015

Crăciun fericit! / Buon Natale!



La comunità romena in Italia (www.romeninitalia.com) 
vă urează Crăciun fericit!


La comunità romena in Italia (www.romeninitalia.com) 
vi augura Buon Natale!